giovedì, maggio 21, 2009

La mia vita fuori dal blog

Ciao a tutti, ho avuto un po' di guai con il template e ho fatto un disastro. Col tempo tenterò di recuperare tutti i link. Questo blog chiude qui e senza troppi clamori, ho voglia di cambiare aria. Da oggi mi trovate a questo indirizzo.

giovedì, aprile 30, 2009

Ciao Elvio...

Avevo bisogno di scrivere alcune righe per ricordare, a mio modo, una persona cara. Purtroppo non mi hanno dato conforto le tante cose dette e fatte sul momento: i vuoti e il dolore sono quotidiani. Spero queste parole non diano fastidio a nessuno, chi mi conosce sa che non sono uno sciacallo. Il silenzio di questi giorni dovevo romperlo, altrimenti sarei scoppiato.

Non è del terremoto che voglio parlare, la mia mente cerca ogni giorno di cancellare le immagini delle macerie e con esse il pensiero lancinante del mio amico sepolto lì sotto, i sudori freddi di quella notte da incubo e le giornate d'angoscia.


Ricorderò Elvio per le mille cose che abbiamo avuto e che avevamo in comune e da condividere. La memoria è labile e col tempo sbiadisce, ma finché sarò vigile avrò scolpiti nella mia mente quei momenti, tanti... Alcuni effimeri, altri più o meno solidi.


L'infanzia, le superiori e i discorsi più maturi dopo i primi anni di università mi ritornano alla mente. Presenti sono le immagini delle serate trascorse insieme a Natale: due chiacchiere e una bottiglia
inter nos come avevamo imparato a fare al liceo. Quarto e quinto anno allo scientifico volarono via con le canzoni di De André (che io non sopportavo e lui adorava), dei Modena City Ramblers (per cui impazzivamo entrambi) e di tantissimi altri. Insieme divorammo i libri di Bukowski, Kerouac, Miller e tutta la narrativa nord-americana... Le ore di lezione passavano su "libri altri", sui quotidiani a commentare le notizie e/o con le cuffie alle orecchie.

L'università nel primo periodo fu quasi uno spartiacque (lui all'Aquila a studiare ingegneria ed io quì a Siena a studiare storia), ma nonostante ognuno di noi due avesse preso la sua strada, le "feste comandate" e il mese di agosto ci rivedevano sempre a chiacchierare davanti ad una buona birra. Le "scarrozzate" estive con la sua mitica Fiat Panda inseguendo concerti per il Molise erano un
leitmotiv.

L'altra fissa comune, che ci vedeva con alterne emozioni impegnati in discussioni eterne, era la politica. Serate intere trascorrevano sul filo di discorsi interminabili con altri amici: tutti di sinistra e ognuno con un'idea diversa...


Elvio scriveva anche quì, su questo misero blog (si firmava Faberforever), era uno dei suoi mille modi carini di essermi vicino e superare quei miseri 322Km che ci separavano. Le telefonate interminabili dell'ultimo anno e mezzo mi lasciavano sempre quella soddisfazione immensa che provi quando ti rendi conto che alcune delle persone che sono cresciute con te sono sempre degli interlocutori validi e degli amici presenti: Elvio era per me una conferma continua. Lo avevo scritto anche nel post del "dopo-Natale" di aver trascorso belle serate
con persone in gamba con cui scopri che andrai sempre d'accordo nonostante il passare degli anni.

La vita ci ha separato e io non posso far altro che tener vivo il suo ricordo, al di là delle chiacchiere di giornalisti cialtroni e di chi non lo conosceva e ne ha parlato tanto per parlarne
.

Ciao Elvio
...

lunedì, febbraio 23, 2009

Un bel dì vedremo...

Sono arrabbiato e non ho scritto sul blog per tutto questo tempo proprio perché non riesco ad incanalare questo nervosismo isterico in un discorso che abbia un filo logico. Le mie sono pillole di rabbia. La scuola, il razzismo, la violenza, le ronde, la televisione, i giornali e, ciliegina sulla torta, l'assenza di prospettive per il futuro. Da un po' di settimane non riesco a fare ordine nella testa e a buttar giù qualcosa di sensato. Eppure ci ho provato, almeno tre o quattro volte. Il titolo di questo post potrebbe essere io odio. Il mio blog del resto potrebbe benissimo chiamarsi odio il mondo (o meglio: odio l'Italia). Ho come l'impressione che qualcuno mi stia portando via il domani... E' una strana sensazione, ce l'avevo già il giorno della mia laurea (quasi un anno fa) quando invece di parlare della tesi appena discussa mi torturavo all'idea che il Cavaliere fosse nuovamente sul trono. Ad un anno di distanza da quell'infausto giorno sento i tg inondare i miei concittadini pecoroni di una messe enorme di volgari insulti razzisti. Sento presentatrici di telegiornale -che farebbero meglio a passare ad altri lavori (indovinate un po' quali?)- accusare internet di diffondere violenza e maschilismo: una troia su un toro meccanico in diretta televisiva la domenica alle cinque del pomeriggio invece...Va bene.
Ascolto opinionisti (che cazzo significa opinionista? Quelli più ridicoli poi sono quelli che parlano di calcio. Ridicoli e “pallosi”) gaglioffi parlare di “esigenza di sicurezza” da parte dei cittadini. Vecchie ciabatte, che dovrebbero essere da tempo interrate, invocano ronde di mitomani per proteggere la povera e inerme cittadinanza (allora perché avete tolto una marea di fondi alle forze dell'ordine?). Il governo, che con il mito della sicurezza ci ha costruito una vittoria, legifera allegramente: le ronde sono legali. Uno dei principi fondamentali degli stati moderni salta, si delega la gestione dell'ordine pubblico a privati cittadini, si torna al Far West.

Nel frattempo orde di Urukai picchiano rumeni presi a casaccio per strada. Simpatici bulletti della squallida periferia romana sperimentano nuove forme di integrazione con giovani indiani: gli danno fuoco (era successo già a Rimini poco tempo prima, ma allora la vittima fu un clochard). Onesti cittadini (con precedenti penali per complessivi millenni di galera) napoletani danno fuoco ai campi nomadi e assicurano al PD di Napoli (che ha fomentato le violenze con un bel manifesto) il via libera per la costruzione del PalaPonticelli (o PalaCAMORRA ?). Nel frattempo un magistrato un po' originale condanna una giovane rom a quattro anni senza nemmeno farle capire di cosa è accusata (processo senza interprete) con un' unica prova: la testimonianza della figlia di un camorrista (La stampa italiana non pubblicizza: per maggiori informazioni vedi El Pais, articolo di Miguel Mora tradotto su Internazionale). Poi i diversi casi di stupro usati dai giornali e dalle tv per fomentare odio, paura e xenofobia: nessuno dice invece che gli stupri non sono in realtà aumentati e che la maggior parte di questi reati non viene nemmeno denunciata.
Lo stupro rimane un reato terribile, nessuno vuole negarlo, ma invece di fare sensazionalismi si potrebbero semplicemente inasprire le pene per questi reati (come mi sembra si stia facendo). Un paese che fino al 1981 prevedeva nel proprio codice penale il “matrimonio riparatore” (art.544 ora abrogato) in caso di stupro non ha nemmeno il diritto di scandalizzarsi, deve solo tacere e meditare sul proprio maschilismo e sulla propria arretratezza atavica.

Ora vi lascio.
Torno a studiare che è meglio. In questo periodo sto mettendo le mani su una serie di studi sul “policing” in Italia e in Europa. Probabilmente sarà il mio prossimo settore di studi. Vedremo.
A presto e scusatemi tanto se continuo con le intermittenze.

giovedì, gennaio 22, 2009

Valzer Con Bashir
























Invito tutti ad andare a vedere questo bellissimo film di Ari Folman.
Non sono un appassionato di film d'animazione, ma devo dire che questo è davvero un lavoro ben riuscito...
Buona visione (i commenti li rimando alla prossima settimana).


A presto


Valzer con Bashir (Recensione)

venerdì, gennaio 16, 2009

Ricordando Jan Palach (Všetaty, 11 agosto 1948 – Praga, 19 gennaio 1969)






















«
Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy [Zpravy vuol dire "Notiziario". Il riferimento è al giornale delle forze d'occupazione sovietiche (ndr)]. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcias'infiammerà » Jan Palach